Uno scatto rubato

Sono le 08:00, è una fredda domenica mattina d’inverno, una di quelle in cui non usciresti dal letto per niente al mondo; squilla il telefono, è Romina: “sto uscendo per fare un giro per alcuni parchi di Roma…dovrei fare delle foto per un progetto che sto portando avanti con Roma III, si tratta di un’analisi sulle pratiche sociali degli immigrati negli spazi pubblici della città…ti va di venire con me?” Non è facile lasciare il calduccio del letto ma la curiosità e la voglia di far foto mi fanno precipitare in mezz’ora a Piazza Bologna dove ho appuntamento.

La prima destinazione è il “Parco della Resistenza” (zona Piramide), qui tutte le domeniche si ritrovano gli ucraini della città e di alcuni comuni periferici, il punto di ritrovo si popola già dalle prime ore della mattina, le persone concentrano in questi spazi diverse attività sociali e lavorative; è un luogo di incontro ma anche un posto per farsi tagliare i capelli o avere informazioni in merito al permesso di soggiorno o ad altre questioni burocratiche. Ci sentiamo chiaramente delle estranee, la gente ci nota e avere la macchina fotografica non ci aiuta. Veniamo viste con sospetto, ma quando ci avviciniamo alle persone per fare due chiacchiere e spieghiamo cosa stiamo facendo, il “muro” si abbatte immediatamente per dar vita fin da subito ad uno scambio semplice ma spontaneo. Mi colpiscono due donne che su una panchina stanno consumando carne in scatola, pane, qualche salsa non ben identificata e birra (…d’altra parte come poteva mancare…). Con loro facciamo una lunga chiacchierata. Sono due badanti, venute assieme dall’Ucraina per lavorare, hanno lasciato i figli alle loro madri e dicono di voler rimanere solo per un po’ di anni. Il desiderio di poter tornare nel loro paese è forte e glielo si legge negli occhi quando, emozionate, parlano dei loro affetti. Prima di andar via chiedo se posso scattare una foto. Accettano. Sono un po’ imbarazzate, si sistemano i capelli, fanno finta di parlare, sento di sorpassare un confine difficile come se fossi io, in quel preciso momento, ad essere fuori posto. Si tratta di uno scatto rubato, ma questo non basta per bloccarmi e premo il pulsante dell’otturatore.

Uno scatto rubato - Elena Settin.jpg

Riprendiamo la macchina e ci spostiamo sulla Via Ostiense ai Mercati Generali; da questo grande piazzale gli ucraini fanno partire i pulmini che portano nel loro paese ogni genere di pacco. Questi mezzi vanno avanti e indietro una volta a settimana, non girano mai a vuoto perché quando arrivano in Italia portano i giornali, documenti necessari per il permesso di soggiorno, generi alimentari, vestiti ecc. Ci sono perfino dei “mediatori” che aiutano nella ricerca del lavoro o che forniscono altri tipi di informazioni: la difficoltà della lingua rimane sempre un limite per le persone arrivate da poco che, pur di iniziare a lavorare da subito, sono disposte a pagare cifre salate.

Normalmente per il pranzo si spostano verso il “Parco della Resistenza”, a un chilometro circa, dove diverse signore con grandi buste arrivano la mattina presto per vendere bevande e pasti caldi.

 

 

Dai lavori di ricerca di Romina e dei suoi colleghi è stato realizzato un libro: “La città eventuale. Pratiche sociali e spazio urbano dell’immigrazione e Roma” edito da Quodlibet.

Uno scatto rubatoultima modifica: 2008-11-14T15:03:00+01:00da il_cercat0re
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